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Musikàmera



lunedì 6 settembre 2021 | h 20

Zlatomir Fung

Teatro La Fenice | Sale Apollinee

lunedì 6 settembre 2021 | h 20

Zlatomir Fung

Teatro La Fenice | Sale Apollinee

Interpreti

Zlatomir Fung
violoncello
 

 

Programma

Joseph Marie Dall’Abaco - Capricci n. 3, n. 8, n. 9, n. 11

Johann Sebastian Bach - Suite n. 1 BWV 1007 - Partita per flauto BWV 1013

Luciano Berio - Sequenza XIV

Gaspar Cassadò - Suite in re minore

 

Note

 

Negli ultimi decenni del Seicento il violoncello inizia timidamente a uscire dalle retrovie del basso continuo per guadagnare gradualmente la scena. Alcuni compositori che ruotano attorno alla cappella di San Petronio (su tutti: Gabrielli e Degli Antonii) incominciano a credere nelle capacità del violoncello di sostenere pezzi completamente solistici, privi di qualsivoglia accompagnamento. Qual è il punto? Non certo la voce: quel timbro baritonale è perfettamente in grado di esprimersi in maniera articolata e convincente; non è nemmeno la tecnica: l’arco e la diteggiatura gli permettono agilità e una certa varietà di registri. E allora? È un problema più ampio: con tutte queste risorse, il violoncello tutto solo sarà anche in grado di sostenere un discorso logico e compiuto, magari polifonico? Sebastian Bach dimostra che è così. Siamo nei primi anni Venti del Settecento, a Köthen; il piccolo stato è retto dal principe Leopold, che di musica se ne intende davvero e chiama a se i migliori virtuosi per la sua cappella musicale, diretta da Bach. Forse per Bernhard Lünecke, maestro eccellente di violoncello e di viola da gamba, il compositore trentacinquenne compone le sei suite per violoncello solo, vertice della letteratura per questo strumento. Mai al violoncello è stato chiesto un impegno tanto profondo e un’articolazione di ragionamenti tanto sofisticati. La prima suite, come le altre cinque sorelle, si compone di un preludio e di cinque movimenti di danza alternati per contrasto di lento e rapido. Il Preludio celeberrimo insiste in un accordo spezzato e si concentra su quel gesto per tessere la sua tela armonica. L’Allemanda, pur non più danzata al tempo di Bach, conserva il carattere che Mattheson voleva grave, come un incedere solenne; di converso la rapida Corrente mette in campo un immaginario dialogo a più voci vivacissimo e lineare. La Sarabanda è di consueto il centro espressivo della suite, in cui il violoncello canta e si accompagna in una sorta di aria operistica. All’intensa concentrazione nel cuore della suite segue un graduale ritorno a terra con le uniche danze mondane, ballate all’epoca di Bach – i Minuetti – e con la Giga finale, di cui Bach pare divertirsi a ricordare l’origine popolare con gesti graffianti e sonorità sanguigne. Un’articolazione simile caratterizza anche la partita per flauto BWV 1013, tanto efficace all’arco da indurre a pensare che Bach l’avesse concepita per violino. A metà secolo, quando iniziano a vacillare gli ancien régimes, il giovane veronese Dall’Abaco – figlio d’arte di Evaristo – ritorna sul violoncello solo con una straordinaria raccolta di capricci, genere libero per definizione e trattato magistralmente per l’elaborazione di un materiale originalissimo e per ambizioni polifoniche. La struttura della suite bachiana ritorna, inevitabilmente, in Cassadò, che dedica al suo maestro Casals una suite in tre movimenti, la cui ispirazione musicale deriva parzialmente dal flolklore spagnolo, rivisitato con la libertà formale e armonica delle avanguardie del primo dopoguerra. Il preludio-fantasia porta avanti un articolato recitativo strumentale arricchito di elementi modali arcaicizzanti. La Sardana li riprende e li contestualizza in una energica danza ternaria attraversata da alcuni momenti lirici che ne stemperano la foga. La concentrazione del movimento lento è assorbita dall’Intermezzo che precede il finale, un Allegro marcato che alterna un ritornello sferzante con momenti di seducente lirismo.

Uno studio scrupoloso sino al maniacale della materia musicale è quello intrapreso da Berio, che nelle Sequenze esplora ogni singola possibilità di emissione sonora degli strumenti. La quattordicesima dedicata al violoncello è un recitativo dall’eloquente titolo Les mots sont allées, le parole se ne sono andate. La musica è al centro di un interesse esclusivo; bandito ogni rimando al di fuori di essa, assoluta e sensata solo in quanto tale. (Mauro Masiero)

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Informazioni

Biglietti numerati

  • Intero: € 25

  • Ridotto: € 20 (abbonati Fenice e over 65)

  • Ridotto: €15 (under 30)

 

Zlatomir Fung

Zlatomir Fung è stato il primo americano negli ultimi quattro decenni e il musicista più giovane ad aver vinto, a soli vent’anni, il Primo Premio al Concorso Internazionale “Tchaikovsky” nel giugno 2019.

Con il suo sorprendente virtuosismo e una profonda sensibilità, unite ad una tecnica impeccabile, Fung si è già rivelato una stella nella prossima generazione di musicisti a livello mondiale.

Si è esibito recentemente alla Carnegie Hall di New York in un recital congiunto con gli altri vincitori del Concorso Tchaikovsky. Nel corso della stagione 2019/20, sono in programma concerti in tutto il Nord America, sia con orchestra che in recital, tra i quali a Washington DC per The Embassy Series, a Malibu, Toronto, Baltimora, con la Asheville e la Aiken Symphony Orchestra, la Plymouth Philharmonic, la Symphony Pro Musica a Hudson nel Massachusetts, e un ritorno con la Ann Arbor Symphony Orchestra. Fung eseguirà inoltre le opere complete per violoncello e pianoforte di Beethoven per la Artist Series of Sarasota. In Europa nel 2019 ha suonato per il Festival de Musique de Chambre à Giverny in Francia, e poi per l'International Music Series di Prussia Cove in Inghilterra in tournée alla Wigmore Hall di Londra e in altre sedi in Cornovaglia, Cambridge, West Sussex e Somerset. Tra i prossimi concerti una esibizione per il Dresdner Musikfestspiele, e a New York City per la Aspect Foundation e con gli Jupiter Chamber Players.

Nel marzo 2020 Zlatomir Fung ha inoltre ricevuto l'”Avery Fisher Career Grant”, borsa di studio e prestigioso riconoscimento del Lincoln Center di New York, riservato a giovani solisti dal grande potenziale.

Tra gli altri premi ricevuti in precedenza, il Primo Premio al Concorso internazionale per archi “Alice & Eleonore Schoenfeld” a Harbin in Cina nel 2018, il Primo Premio al Concorso internazionale per violoncello “George Enescu” nel 2016, al Concorso giovanile internazionale per archi “Johansen” nel 2015, e nel 2014 al Concorso internazionale per archi “Stulberg” e al Concorso internazionale “Irving Klein”. Nel 2017 negli Stati Uniti ha inoltre vinto le selezioni internazionali degli Young Concert Artists (YCA) e le Astral National Auditions. Nel 2016 è stato selezionato come “US Presidential Scholar for the Arts” e ha ricevuto il premio “Landgrave von Hesse” alle masterclass di violoncello dell'Accademia di Kronberg in Germania.

Americano di nascita, di origine bulgara e cinese, Zlatomir Fung si perfeziona attualmente presso la Juilliard School, sostenuto dalla Kovner Fellowship, sotto la guida di Richard Aaron e Timothy Eddy. Ha iniziato a studiare il violoncello all'età di tre anni e ha ricevuto borse di studio presso lo Steans Music Institute di Ravinia, lo Heifetz International Music Institute, MusicAlp e l'Aspen Music Festival and School.

Fung è stato protagonista di programmi trasmessi dalla National Public Radio (NPR) negli Stati Uniti, tra i quali "Performance Today” e "From the Top”. Oltre alla musica, ama il cinema, la lettura e gli scacchi.

Suona un violoncello “W.E. Hill and Sons” del 1905.

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